Passato e Futuro

Buone pratiche di turismo sostenibile

Una riflessione sulle prospettive future per riattivare un turismo di montagna "slow" e sostenibile

Il “turismo montano” nasceva come una sorta di sfida aperta tra uomo e natura, mentre nel corso degli anni l’espressione è diventata il riferimento a quella fetta di turisti che sceglie la montagna come destinazione di svago e vacanza. Inizialmente si trattava per lo più di una nicchia di appassionati sportivo-naturalistici che nella montagna trovava la genuina risposta ai propri interessi, col tempo quest’approccio si è nettamente modificato e l’ambiente di montagna è diventato territorio malleabile per trasformarsi in una meta alla portata di tutti.

Gli albori del turismo montano sono rintracciabili alla fine del XVIII secolo, quando i primi esploratori scalavano le principali cime delle Alpi e l’illuminismo teorizzava il concetto del rapporto con la natura come antitetico alla civilizzazione; pensiamo ad esempio all’idea del “ritorno alla natura” o al “mito del buon selvaggio” di Russeau.

Il consolidamento del turismo di montagna arriva nel XX secolo, con la consacrazione del turismo di villeggiatura, il boom economico ed edilizio e lo sviluppo in ottica turistica di paesi e valli di montagna. Con l’incalzare del XXI secolo lo sfruttamento economico ed edilizio causato dal turismo di massa ha mutato la percezione del turismo, facendo sbiadire il mito della naturalezza selvaggia.

Solo negli ultimi anni stiamo assistendo ad una sorta di ritorno alle origini, ad un’idea di turismo più profilato e “slow”. Il concetto di vacanza outdoor all’insegna dell’emozione secondo un approccio di tipo esperienziale unitamente a nuova sensibilità nei confronti del turismo sostenibile, della natura e delle identità locali.

Cercare di ri-appropiarsi dei propri tempi e modalità per godere appieno degli ambienti naturali, lontani dai ruggiti e della frenesia della vita di città, dovrebbe oltretutto quasi essere un imperativo per tutti noi ora che ci riaffacciamo al mondo esterno e cominciamo a confrontarci con la nuova normalità del post pandemia. Se c’è qualcosa che dovremo aver imparato dalla situazione emergenziale vissuta finora è quella di comprendere l’importanza del rallentare per sapere dare il giusto valore a tutto quello che abbiamo e che ci circonda.

E quale opportunità migliorare di una rinnovata e più salutare esperienza di montagna per poter mettere in pratica una lezione così importante?

La speranza per il futuro è proprio quella che il turismo lento diventi il vero motore di sviluppo e valorizzazione dei nostri territori montani con i borghi, i sentieri e i paesaggi da esplorare attivando una rete di mobilità slow, morbida e sostenibile e promuovendo una nuova dimensione turistica. Una rivoluzione culturale silenziosa, ma capace di fa accantonare le cattive pratiche e la scarsa consapevolezza cui il turismo di massa ci ha tristemente abituato fino ad oggi.

Che sia come esplorazione, come rifugio o come sfida, il nostro deve essere un impegno collettivo per tornare a valorizzare le mille identità della montagna nel segno del rispetto, della custodia e della tutela.

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