Miti e Leggende

Il mito della Ninfa Nera

Dal Monte Vettore alla Valnerina: il suggestivo incontro tra i fiumi Nera e Velino e le memorie di un amore eterno

La natura suggestiva e incontaminata del Parco Nazionale dei Monti Sibillini è da sempre protagonista di miti spettacolari e tramandate leggende che per secoli hanno popolato di personaggi incantati e figure mitologiche le sue magiche montagne.

Nel cuore della Valnerina, avvolta nel mistero di racconti fantastici, si manifesta, nella sua armoniosa bellezza, l’antica e solenne Cascata delle Marmore, punto di incontro tra i fiumi Nera e Velino e simbolo di un amore mitologico e travolgente.  

Un’atmosfera romantica e incantata che si rivela nella sua spettacolarità a chi percorre l’antico sentiero che conduce al Balcone degli Innamorati, il suggestivo terrazzo scavato nella roccia calcarea, che si affaccia sulla meraviglia incontrastata della Cascata delle Marmore. 

La leggenda tramandata in queste terre narra dell’amore proibito tra la ninfa Nera, la bellissima e leggiadra figlia del Dio Appennino, e il giovane pastore Velino, un uomo semplice ma premuroso e gentile. Durante un sontuoso banchetto, la potente Dea Giunone scoprì con orrore del profondo legame tra la giovane fanciulla e il suo innamorato e così, furiosa per la nascita di questo amore profano tra una semidea ed un uomo comune, trascinò Nera sull’imponente cima del Monte Vettore e la trasformò in acqua. 

Il fiume Nera, come un flusso infinito di lacrime, cominciò a scorrere giù per il versante fino ad arrivare all’adorata rupe dove, per la prima volta, la ninfa aveva incontrato il suo amato. Il giovane Velino, preoccupato dalla lunga assenza della fanciulla, si recò dalla misteriosa Sibilla della montagna che gli svelò la drammatica sorte della ninfa Nera. Dopo aver udito tale rivelazione, Velino, disperato per la perdita dell’amata, si gettò da quella stessa rupe, deciso a ricongiungersi con lei. Il padre degli dei, Giove, colpito dal gesto impetuoso del giovane innamorato, esaudì il suo desiderio e lo trasformò in acqua.

E così, dall’unione dei due corsi d’acqua, il Nera e il Velino, nacque la magnifica Cascata delle Marmore, manifestazione di un amore puro ed eterno, consacrato all’immortalità.

“Ella s’avanza. Come un’eternità per ingoiare. Tutto che incontra, di spavento l’occhio. Beando, impareggiabili cateratta. Orribilmente bella. Onde questo frastuono? È del Velino che precipita a piombo ne l’abisso. De l’alpestre ciglion de la montagna enorme cateratta e del baleno. Rapida al pari… Al ciel la spuma. S’alza e giù cade in perpetua pioggia. Nube inesausta e dolce rugiada. Che germina intorno un sempre verde”

Lord Byron, 1816

Secondo la tradizione medievale un’altra leggenda anima questa zona. Si tramanda che un’allegra creatura chiamata Gnefro, a metà tra uno gnomo ed un elfo, abiti all’interno delle grotte della Cascata delle Marmore. Gli Gnefri sono creature magiche, dispettose ma benevole, vivono in gruppi numerosi e non si mostrano mai alla luce. La leggenda narra che gli Gnefri escono per lo più di notte e che si divertono ad importunare i viandanti solitari con piccoli scherzi ma senza mai arrecare loro danno. Secondo molti abitanti della zona, gli Gnefri hanno poteri magici destinati alla protezione della loro terra.

Le acque del fiume Nera sorgono dal cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, a pochi passi da Castelsantangelo sul Nera, un piccolo comune della provincia maceratese distrutto dal sisma del 2016 e che conta ad oggi poco meno di 250 abitanti. Non lontano dal centro abitato di Castelsantangelo si trova lo stabilimento dell’Acqua Nerea, il brand marchigiano che prende il nome dalla protagonista femminile di questa antica leggenda e che ogni giorno imbottiglia la purissima acqua minerale raccolta alla Fonte dell’Uccelletto. La Fonte dell’Acqua Nerea è una sorgente naturale posta sulla dorsale appenninica umbro-marchigiana che, circondata dalla natura più incontaminata, si spinge fino alle più alte cime del Monte Vettore.

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