Naturalismo e magia

La natura dei Sibillini: dai cavalieri medievali a oggi

Piante, natura e magia: un approfondimento sul naturalismo magico dei Monti Sibillini dalle opere letterarie medievali fino ai giorni nostri

Se parliamo dei Monti Sibillini, quasi immediatamente ci viene da pensare alla fioritura di Castelluccio, uno dei momenti paesaggistici sicuramente tra i più fotografati. Per pochi weekend all’anno il Pian Grande si riempie di rumore, macchine, camper, gente ansiosa di portarsi a casa lo scatto perfetto

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini è caratterizzato da una straordinaria diversità botanica; infatti qui si trovano circa 1800 specie tra cui un centinaio di piante rare e quindi da proteggere. 

La fioritura rappresenta sicuramente uno degli eventi più suggestivi, quando, tra fine maggio e la metà di luglio, specie di erbe e fiori come le genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli e acetoselle, tingono di colori sorprendenti i campi e le piane. Nei campi le piante che vivono in simbiosi con la lenticchia si sviluppano ognuna con i suoi distinti tempi, facendo mutare continuamente i colori degli appezzamenti.

Al di sopra dei boschi in quest’area si sviluppano i pascoli primari o naturali dove si possono rinvenire specie rare e pregiate tra cui il genepì dell’Appennino, la stella alpina dell’Appennino, il geranio Argentino, l’anemone alpina, la genziana maggiore, il verbasco e la peonia selvatica. Alcune di queste sono piante che fin dai tempi antichi sono state raccolte per le loro proprietà curative e benefiche, e per questo alcune considerate anche erbe e fiori magiciCome per esempio il fiordaliso (centaurea Cyanus) che nella tradizione popolare è noto come “erba degli incantesimi”

C’è uno straordinario libro di Mario Polia, antropologo che si è occupato di religione e credenze popolari, magico-terapeutiche, erbe sacre dei Sibillini e della Valnerina, “Le piante e il sacro. La percezione della natura nel mondo rurale in Valnerina” che riassume le principali erbe e piante e le loro usanze nella tradizione rurale. 

Tante sono le “piante protettrici”, ossia le specie utilizzate come protezione dai malefici nei sibillini come aglio; agrifoglio; pungitopo; ginepro; timo serpillo; finocchio; corniolo; olivo benedetto; nocciolo; iride fiorentina; grano; saggina e sambuco (usato anche come preventivo dell’aborto). Altre sono  le piante che proteggono dal fuoco celeste: l’acero se campestre; il faggio; il noce e il pero.  Per alcune specie, a determinare la loro efficacia è la “signatura”, come il caso delle piante munite di aculei e di bacche quali il ginepro, il timo serpillo, la saggina per cui, a chi volesse compiere il male, – agrifoglio e pungitopo – o delle specie con foglie piccole – come le streghe, risulterebbe arduo giungere alla determinazione del loro numero esatto, condizione senza la quale, secondo una tradizione immemorabile, l’entrata nella dimora difesa da tali piante risulterebbe impossibile.

PIANTE SIMBOLO DELL’AMORE

Alcune piante, dalla tradizione umbra, sono state assunte a simbolo dell’amore, ma siccome l’amore – più di ogni altro sentimento -risente della fragilità dell’umana natura, alcune piante lo celebrano nei suoi trionfi, come la mandragora sacra a Venere, suscitatrice di follia amorosa e datrice di abbondanza, o il pero sacro a Giunone consegnato dagli innamorati alle villanelle, come pegno d’amore, nel giorno del dito dei teatri Assisi. Altre piante, esprimono la triste realtà dell’amore tradito o irrealizato, come i rami di fico divelti e sparsi in terra in segno di befta, as sieme ai frutti spiaccicati, dinanzi alla porta di chi è stato abbandonato dall’amante. 

La mandragora era una delle piante più celebri e temute nell’antichità nel Medioevo perché, oltre alle proprietà narcotiche, afrodisiache medicinali, la mandragora possiede una forte conno- e tazione magica dovuta alla sua forma antropomorfa. 

Per questa sua signatura, è stata oggetto di culto, mentre, per procedere alla sua raccolta, occorreva prendere delle speciali precauzioni rituali. Si temeva, infatti, che l’entità che dimora nelle mandragore si vendicasse uccidendo l’incauto che la raccogliesse senza le dovute precauzioni.

Le sue radici ricordano in modo inquietante la forma umana tanto da potervi distinguere il sesso: la mandragora. La celebre mandragora sacra ad Afrodite in quanto ritenuta utile ad accrescere la potenza amorosa. Il suo succo tossico era usato nei filtri per piegare la volontà nell’amore. “Bambolina” perché si usava rivestire la radice antropomorfa come fosse, appunto, una bambola. La si insediava, così rivestita, in un posto d’onore nella casa e le si offrivano latte, grano, monete, prodotti della terra nella convinzione che lo spirito della mandragora li restituisse moltiplicati magicamente.

Nei suoi scritti “Il paradiso della regina Sibilla” (1420), Antoine de la Sale fa invece una descrizione accurata di due piante enigmatiche: il polibastro e il centofoglie, che secondo quello che dice la gente del luogo, hanno numerose virtù. Non si sa con esattezza se si tratta di specie realmente esistite o di piante di fantasia, ma colpisce il significato simbolico che gli viene attribuito:

“Cercare il pollibastro, seguendo il profumo, significa piuttosto mettersi in cammino verso una parte essenziale e nascosta di noi stessi, in un viaggio spirituale non dissimile, infine, da quello di un cavaliere quattrocentesco. È un fiore dell’anima.”

Antoine de la Sale

Ricordiamo che sui Monti Sibillini è assolutamente vietato raccogliere qualsiasi specie di fiori e che il rispetto per la flora e la fauna locale devono essere un imperativo durante le nostre attività.

Se sei anche tu appassionato di queste tematiche, legate alla flora dei Monti Sibillini e alle leggende e alle storie correlate, scrivici. Inviaci il tuo progetto editoriale, saremo felici di leggerlo e di condividerlo nel nostro blog:  info@magicmountains.it 

 

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